|
ella
Regola non bollata (1221) Francesco prescrive: "E tutti
i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattoppare
con stoffa di sacco e di altre con la benedizione di Dio, poiché
dice il Signore nel Vangelo: 'Quelli che indossano abiti preziosi
e vivono in mezzo alle delizie e quelli che portano morbide
vesti stanno nei palazzi dei re'. E anche se sono tacciati da
ipocriti, tuttavia non cessino di fare il bene; né cerchino
vesti preziose in questo mondo perché possano avere una
veste nel regno dei cieli" (Regola non bollata, cap. II).
Nella Leggenda perugina (n. 110) si legge: "La sorella
allodola ha il cappuccio come i religiosi. Ed è un umile
uccello che va volentieri per le vie in cerca di qualche chicco
(
). E volando loda il Signore proprio come i buoni religiosi
che, avendo in spregio le cose mondane, vivono già in
cielo. La veste dell'allodola, il suo piumaggio cioè,
è color terra. Così essa dà esempio ai
religiosi a non cercare abiti eleganti e fini, ma di tinta smorta,
come la terra".
Il saio cinerino di Francesco (lo si può ammirare nella
Sala delle Reliquie, presso la Basilica di San Francesco in
Assisi), rattoppato sino all'inverosimile, ricorda la dura scelta
fatta dal Santo. Esso è simbolo della doppia scelta evangelica
della povertà materiale e della minorità sociale.
La povertà materiale avvantaggiava l'affidamento totale
a Dio, la minorità sociale realizzava lo spirito di solidarietà
amorosa promotiva degli ultimi della società.
Francesco amava la forma di croce del proprio saio: indossandolo
si sentiva entrare nel mistero del Dio Crocifisso, rivelazione
suprema del Dio-Amore del Vangelo cristiano.
Riferendosi all'abbigliamento del Santo assisiate, il quattrocentesco
minorita padre Giacomo Oddi riferisce: "(...) lo vestimento
vile et povero che (San Francesco) usò dal principio
de la sua conversione per fine alla fine. Solamente (avea) la
thonica habituale et la corda et le mutande; et sempre se gloriava
nella penuria de le cose che non avea. Quale fo l'abito che
pigliò santo Francesco, la Ligenda antica lo dechiara;
inperò che dice, como santo Francesco fo amaestrato da
Christo, che fosse conforme ad lictera, a lictera, alla croce.
Unde esso santo Francesco ansengnò et dechiarò
la mesura circa a la forma de la longheza et de la largheza
et qualità de l'abito et quanto alla viltà et
colore a frate Bernardo, a frate Egidio et frate Masseo et a
l'altri suoi conpagni, sì como riferivano puoi alli frati,
et così per opere ne rendevano testimonianza. Quanto
a la materia dicevano che voleva essere de panno vile et grosso;
de colore de cenere, o vero palido, o vero de colore de terra,
acciò che represente la mortificatione del corpo del
nostro Signore Yhesu Christo; et de tanta grossezza che possa
tenere alquanto caldo; et che possa al frate sano bastare una
tonica dentro et de fore repezata, chi vole, como dice la regola,
et de tanta longezza che, essendo cinta senza alcuna piegha
sopra la corda, non tocche la terra. La longezza de le maniche,
comunemente, per fine a la ponta de li deti, et la largezza
d'esse maniche sieno per tale modo, che le mane possano entrare
et uscire liberamente. Lo capuccio quadro et de tanta longheza,
che copra la faccia. Et così represente la croce: et
la sua vilità et desprezzo prediche ad omne humana gloria,
et demostre lo frate Menore crocefixo et morto al mondo per
amore del nostro Signore Yhesu Christo"; G. ODDI, La Franceschina,
vol. I, p. 183.
Per altre notizie sul saio di San Francesco, vedere Fonti Francescane,
alle voci: Abito, Tonaca, Veste.
di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it
|